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Un esploratore montevialese nell’Antartide (oggi mare aperto, sigh)

Nel 1968 e nel 1978 il nostro compaesano Giampiero Ceccato, esploratore e alpinista (ma di professione aiuto macchinista alla stazione centrale di Milano) provò a raggiungere, con alterni risultati, il punto esatto dove il Dirigibile Italia, comandato dal Generale Nobile, si schiantò il 25 maggio del 1928, tra le banchine del polo Nord geografico, evento che suscitò in tutto il mondo un eco notevole, ricordato poi per i tentativi disperati di raggiungere i superstiti nella famosa “Tenda Rossa”. Nella pagina dedicata nel nostro blog a Ceccato Giampiero  è possibile conoscere tutta la vicenda, drammatica ed eroica insieme, come pure le imprese davvero epiche del nostro Ceccato. Certo, per dare una nota di attualità, come si potrà leggere nell’allegato articolo tratto dal Corriere della Sera del 28.05.2018, fa un pò amaramente riflettere che oggi “domina il mare nel luogo in cui i ghiacci sostennero la “Tenda Rossa”: l’acqua al posto del candore immacolato della banchisa polare.  È l’ennesima conferma della marcia apparentemente irreversibile del riscaldamento terrestre, con le sue ripercussioni accelerate sui climi e la struttura dell’artico. E tuttavia colpisce che il palcoscenico naturale ove si consumò una delle vicende epiche destinate ad affascinare l’opinione pubblica italiana e mondiale durante buona parte del Novecento sia tanto mutato in concomitanza di quel dramma ben più immanente, controverso e coinvolgente l’umanità intera che si chiama effetto serra.