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Cappella votiva Madonna della Salute

Oggi ore 13 e minuti 25 è caduto il secolare olmo”  cosi il 1 settembre 1920 scrivevano in una cartolina indirizzata al sindaco Vittorio Dani per informarlo dell’accaduto. Il fatto, comunque,  non doveva rappresentare una sorpresa considerato che l’olmo era malato da tempo. Gli amministratori del comune avevano già deciso di procedere con l’abbattimento della pianta secolare. La circonferenza dell’albero, 5,40 metri stando alle cartoline d’epoca,  costrinse la squadra di operai a realizzare una sega “a misura”. Nonostante la cura e l’attenzione nel taglio, purtroppo, il fusto cadde proprio sulla cappellina votiva del 1631 che si trovava nella parte opposta della strada. Ovviamente, i danni furono rilevanti, e il manufatto ne risultò compromesso. La sua costruzione risaliva al tardo autunno del 1631 quando, in ringraziamento alle suppliche per la cessazione della peste che imperversava ormai da oltre un anno mietendo molte vittime anche nel territorio di Monteviale, la comunità la fece erigere dedicandola alla Madonna della Salute. A ricordo della costruzione su un lato della cappellina fu murata una lapide.

Dopo tre anni di scarsi raccolti, di carestie e di fame, nel 1630 arrivo’ la peste bubbonica. Il morbo veniva dalle truppe tedesche che scesero lungo la Valtellina fino a Milano, dirette a Mantova per sostenere l’uno o l’altro degli eredi alla successione del duca Vincenzo II. Partecipò alla guerra anche la Repubblica di Venezia che assoldò soldati anche dal vicentino, ma le milizie venete furono sonoramente sconfitte a Valeggio sul Mincio, l’esercito si sbandò e furono molti che cercarono di trovare la via di casa anche per aiutare la povera economia familiare. Entrando a contatto con i Lanzichenecchi molti di quei soldati si erano infettati e, nel tornare a casa, si apprestavano a portarvi anche la peste.

Anche se non ci sono fonti idonee per dare una stima esatta dei morti di peste a Monteviale, i testamenti rogati e i registri parrocchiali dei matrimoni e dei battesimi quanto meno fanno intuire la situazione, per cui, anche sulla scorta delle informazioni sul territorio vicentino, si può presumere che la popolazione di ridusse in una percentuale che va dal 30 al 50 per cento.

 

[ Rappresentazioni della cappellina votiva nelle mappe antiche e in un dipinto di Anonimo che si trova presso la Chiesa Parrocchiale]

I frammenti della cappellina furono raccolti e ricomposti e se ne costruì una più’ ampia qualche metro più in là rispetto al luogo originario. In quella occasione fu posta un’altra lapide per ricordare la ricostruzione e la dedica alla Beata Vergine Maria e al ricordo dei caduti della grande guerra. “Questo capitello vicino al luogo dove fu costruito nel 1631, fu raso al suolo in seguito alla demolizione di un grande albero, tutti i cittadini lo fecero edificare dalla base in forma più elegante in onore della Beata Vergine Maria e in pia memoria dei soldati defunti in seguito all’orribile guerra, sotto la guida di don Giuseppe Peserico e del conte Alessandro Zileri nel 1921.”

In questa bellissima foto, appartenente alla famiglia Trevisan, si può  osservare la fase quasi conclusiva della ricostruzione alla presenza di alcuni paesani. si riconoscono il segretario comunale Luigi Cegalin (con la bombetta in testa) e il capomastro  Nello Trevisan con la livella in mano. il bianco del marmo ci fa intuire che quelli sono i nuovi elementi rispetto a quelli antichi.

 

 

       

La struttura della cappellina è costruita in pietra, il tetto è’ di legno rivestito in rame e presenta una cuspide decorata, abbellita da due colonne e due semi colonne in marmo che lasciano intravedere l’interno grazie alla presenza di una graziosa inferriata. All’interno sono poste tre statue.

NELLA NICCHIA CENTRALE si trova la Vergine con il bambino benedicente. la nicchia è’ abbellita da due pilastrini laterali che sorreggono un arco.

[ A Venezia disperati, il doge Nicolò Contarini e il patriarca Giovanni Tiepolo  organizzarono una processione di preghiera che raccolse tutti i cittadini superstiti e ebbe la durata di tre giorni e tre notti. I veneziani, inoltre, fecero voto solenne alla Madonna che avrebbero costruito un tempio in suo onore se la città fosse sopravvissuta all’epidemia. In poche settimane i contagi diminuirono fino a fermarsi completamente, ma lasciando un bilancio di circa 47.000 morti (circa un quarto della popolazione), compresi il doge e il patriarca. Il governo della Serenissima portò a termine il suo voto e fece costruire la maestosa Basilica della Madonna della Salute nella zona della Dogana da Mar, ben visibile da San Marco. Altre chiese furono edificate in tutto il territorio della Repubblica, tanto che si festeggia anche a Trieste, in Istria e Dalmazia. La Festa venne istituita il 21 novembre, data in cui tutt’oggi i fedeli ringraziano la Madonna per la Salute della loro città.]

A DESTRA San Rocco, da sempre rappresentato in compagnia di un cane nell’iconografia cristiana, dedicò la propria esistenza alla cura degli ammalati. Invocato ancora oggi a scopi curativi, grazie alle prodigiose e inspiegabili guarigioni che si lasciò alle spalle durante il corso della sua vita, morì proprio perché, restando al capezzale dei casi più contagiosi, si ammalò a sua volta. Sempre a contatto con malati gravi, contrasse la peste nel 1371, ma nonostante l’impegno profuso in tutti quegli anni, nessuno mostrò l’intenzione di aiutarlo. A dispetto del bene e dell’altruismo dimostrato, Rocco venne cacciato via, lontano dal centro cittadino. Decise così, di rifugiarsi in una grotta per pregare in solitudine. L’unico che da quel momento gli fece compagnia, andando a trovarlo ogni singolo giorno, fu un cane. Impietosito dalla sua sofferenza, il quattro zampe gli portava sempre un pezzo di pane, fino a quando Rocco non guarì definitivamente. Se non fosse stato per l’animale, Rocco non sarebbe sopravvissuto, smettendo di assistere i degenti e aiutare gli oppressi. Una volta guarito, invece, l’uomo proseguì la propria opera accompagnato dal suo fedele cagnolino. È questo il motivo per cui, insieme a San Rocco, viene scolpito anche l’animale.

 

A SINISTRA San Sebastiano. Insieme a San Rocco viene invocato e raffigurato a protezione contro la peste, sia in pale d’altare, sia in affreschi nei cimiteri, sia nella dedicazione di numerose chiese. Questo perché l’agiografia sostiene che san Sebastiano sopravvisse alle frecce (morì infatti successivamente, per fustigazione) e san Rocco sopravvisse alla peste, facendone così delle immagini di salvati da una morte che generava piaghe o ferite, analoga alla peste.

L’altare in marmo è sorretto da due statue che rappresentano due putti. sotto l’altare, nella parte centrale, è presente un bassorilievo in pietra con una croce centrale.

All’esterno, sopra l’ingresso, la scritta “AVE MARIA” è interrotta dalla presenza di uno stemma in cui compare un leone rampante a destra con una fascia in cui compaiono tre stelle.

Originariamente, lo si vede dalle foto, sulla cuspide era presente una croce in metallo, e tutta la cappellina era circondata da una ringhiera anch’essa in metallo.

Fonti: All’ombra dell’olmo – Un secolo di ricordi – / Caliaro *Furlani *Groppo

Monteviale dal tardo Medioevo alla fine dell’età moderna / S.Corato

La chiesa di S.Maria Assunta in Monteviale / Autori vari