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Cibele Adriano

Adriano Cibele nacque a Vicenza il 16 febbraio del 1887 ove compì tutti gli studi, dalla scuola elementare alle medie, conseguendo poi il diploma di ragioniere. Il padre, insegnante elementare, ben presto lo inviò in Germania, nella città di Essen, come allievo ragioniere presso la ditta Falck. Le sue spiccate doti organizzative e la sua brillante intelligenza gli accattivarono ben presto la simpatia e la stima dei dipendenti e dirigenti della Falck, tanto da conferirgli la carica di condirettore amministrativo nella sede di Essen. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Cibele rientrò in Italia. Fu assunto in qualità di Direttore Amministrativo degli Arsenali Militari di Saronno, ove si producevano locomotive per le Ferrovie dello Stato, ottenendo l’esonero dal servizio militare in quanto l’arsenale era militarizzato. Alla fine del conflitto si licenziò dagli Arsenali di Saronno con il grado di Colonnello e si trasferì a Trieste come Direttore Amministrativo dei Cantieri Navali Sant’Andrea ove rimase fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1941, con la morte del nipote Pietro Trevisan allora proprietario delle Fornaci Venete Riunite, Cibele trasferì la sua residenza a Monteviale, in modo tale da dirigere la sua industria che disponeva di numerosi complessi produttivi in tutta la provincia. Nonostante le difficoltà del periodo bellico, con astuzia e tenacia continuò il ciclo produttivo delle Fornaci Venete Riunite, trasferendone gli uffici in una zona appartata di Monteviale, in modo da sottrarli ai bombardamenti. Avvalendosi poi della perfetta conoscenza della lingua tedesca riuscì a far esonerare dal servizio militare e far inquadrare in servizi ausiliari molti giovani di Monteviale e dintorni sottraendoli in tal modo dai campi di concentramento e di prigionia. Ritornata la pace nel 1945 venne nominato Presidente della neo costituita Associazione Provinciale Industriali di Vicenza, carica che ricoprì dall’agosto 1945 al 29 maggio 1947, dando all’industria in genere del vicentino l’impulso della sua esperienza e capacità organizzativa e incitando gli industriali nel difficile compito della ricostruzione. Nel frattempo fu nominato Presidente delle Fornaci Venete Riunite. Conservò tale carica fino al 1957, dopo di che gli fu conferito il titolo di Presidente delle Fornaci Venete Riunite onorario a vita. La sua presidenza però non fu solo onoraria, tanto che continuò praticamente a dirigere l’azienda fino alla morte. Dal 1941 risiedette di fatto a Monteviale e questo gli permise di partecipare attivamente alla vita pubblica del paese tanto che ricoprì la carica di Consigliere comunale dal 1946 al 1956 e in seguito quella di sindaco, incarico che mantenne dal 1956 fino all’ 8 gennaio del 1962 giorno in cui morì.

L’Amministrazione, la rappresentanza di tutte e tre le scuole, la popolazione parteciparono in massa alla cerimonia dei suoi funerali e per deliberazione del Consiglio comunale fu deciso di mettere a disposizione un adeguato servizio di pullman nonché una corona di fiori e l’inserzione sui giornali locali per rendere noto il sentimento di riconoscenza e di partecipazione al lutto per la morte del compianto sindaco. Come amministratore e sindaco cercò con tutti i mezzi di incrementare lo sviluppo del paese. Migliorò i servizi, sanò il Bilancio Comunale ed ancor oggi è proverbiale la sua fiscalità nell’applicare le imposte comunali. Deciso a migliorare le strutture comunali, fece eseguire lavori di asfaltatura delle strade, ampliamento dell’edificio scolastico, persino finanziando personalmente la costruzione dell’acquedotto comunale in consorzio con il Comune di Creazzo. Nel 1956 si occupò del palazzo municipale che necessitava della manutenzione nei pavimenti e soffitti provvedendo personalmente all’installazione di un impianto di riscaldamento.

Nei suoi ultimi anni di vita, venuta a mancare la moglie e non avendo figli, dimostrò quanto grande fosse forte il suo attaccamento per Monteviale. Trascorse gran parte del suo tempo nella sede comunale per espletare ogni compito e sentire la voce dei cittadini che vedevano in lui un uomo capace di risolvere ogni problema. Il suo attaccamento a Monteviale era senza limiti e riprova ne è il fatto che pur avendo parenti succedibili per legge, decise di lasciare tutti i suoi beni in favore del Comune di Monteviale e dei suoi compaesani, con la richiesta di costruire un edificio scolastico ed una casa di riposo per gli anziani ed una tomba per lui. Si sostiene che in ogni caso non fosse facile
trattare con lui. Era di semplici ragionamenti, che esponeva con schiettezza, quasi scambiati per villania ma, in fondo, non faceva altro che mettere ognuno di fronte alle proprie responsabilità, mentre la sua mano si tendeva sempre verso chi ne aveva bisogno. Nel 1968 il sindaco Piaserico e l’Amministrazione, per ricordarlo degnamente, dedicarono alla sua memoria la via che porta alla sua villa e l’attuale edificio ospitante le scuole primarie, piccoli tributi ad un uomo che contribuì in modo fondamentale alla modernizzazione del paese.

Fonte

All’ombra dell’olmo Caliaro*Furlani*Groppo