“Vetusta pianta”: il secolare olmo di Monteviale

(PG) Nel sessantesimo anniversario della morte del sindaco Adriano Cibele pare giusto dare risalto alla figura della sua mamma: Marianna Chilesotti Cibele.

“…nata a Thiene da Giacomo e Anna Pedrazza il 30 agosto 1847, sposò Pietro Cibele nel 1871. Il Rumor la dice “uno di quegli spiriti eletti che sono benedizione di una famiglia e di una città”. [Antologia femminile vicentina. S. Rumor 1907] Scrisse molti e buoni versi pubblicati a Vicenza nel 1894, Rovigo nel 1895 e a Vicenza nel 1910; oltre a molte poesie occasionali. “[Enciclopedia biografica e bibliografica italiana Serie VI Poetesse e scrittrici a cura di Maria Bandini Buti]

 

Ed è proprio nella sua raccolta “Versi” del 1910 – che in questo blog abbiamo già citato più volte – che troviamo un’altra poesia che interessa il nostro paese.

Si tratta di un componimento dedicato a quello che negli anni ’70 fu scelto quale stemma comunale: la vetusta pianta che fu il secolare olmo.

Il vecchio olmo da un’antica cartolina (dal libro “All’ombra dell’olmo”)

Per chi, come noi, è sempre alla ricerca di informazioni e notizie storiche, questa poesia rappresenta anche un’importante fonte in quanto, in uno dei versi, la Chilesotti dà conferma alle supposizioni circa la decadenza della pianta, ovvero la presenza della grafiosi. [“All’ombra dell’olmo” 2007].

 

AL VECCHIO OLMO DI MONTEVIALE

di Marianna Chilesotti Cibele

 

Nell’alto azzurro delle notti belle

Di mezzo a’ folti tuoi rami giganti

Ho veduto brillar le stelle terse

Qual finimento ricco di brillanti.

 

Ho veduto la tua chioma imponente

Fluttuar spaventosa alla tormenta :

E immota del solleon sfidar la vampa

I meridiani ozi ombrando lenta.

 

Ho veduto uno stormo di fanciulli

Scalzi, sudici, belli e biricchini

Giacerti a pié del tronco: e il veglio tardo

Sogguardar meditando a que’ piccini.

 

E ti ho veduto nel pallor brumale

Candida di alabastro immane mole

Fletter le mille braccia e la brinata

Qual fantasiosa creazion di fole.

 

Ho imaginato un mondo di novelle

Conte a te solo, o vecchio olmo segreto,

Che da secoli stai, mentre la gente

Giunge e scompare e tu rinverdi lieto.

 

Ma ti adornin le stelle, o baci il sole,

Ti sfidi il nembo, o si agiti festosa

La vita a’ piedi tuoi vetusta pianta

Nulla mi fece, a dir di te, desiosa.

 

Oggi, di contro al ciel tutto d’arancio

Sostando a vespro in capo a la salita

Veggo ogni foglia tua da insetto rosa;

Acre un pensier mi scuote: ecco la vita.

 

Possa non val di forti, eletti sensi,

Né virtù val – pur d’animo gagliardo

Rode insidioso anco il più santo dritto

Di verme uman venal labbro maliardo.

 

Monteviale, 13 ottobre 1895

 

Il vecchio olmo – cartolina viaggiata 1913 (collezione Paola Groppo)

Sono ormai trascorsi 102 anni da quel 1 settembre 1920, ma ora apprendiamo che già ben 25 anni prima si sapeva che la maestosa pianta era stata rosa dalla malattia. Ed allora quella pianta alta trentasei metri – per misurare il tronco alla base occorrevano sei persone [Bruno Cozza “Nella stemma di Monteviale il ricordo dell’antico olmo”] perse la sua battaglia e fu abbattuta con l’enorme fracasso dell’impatto sul terreno e la grande nuvolaglia di polvere che salì fin sopra il campanile.

Il messaggio inviato al sindaco Dani in merito alla caduta dell’olmo (dal libro “All’ombra dell’olmo”)

 

Nell’apprezzare i bei versi che la Chilesotti dedica al nostro olmo, ci soffermiamo anche ad osservare quanto le sue parole combacino con i ritratti fotografici dell’epoca.

Non di meno, la Chilesotti, affrontando anche l’acre pensier, ovvero il  tema della caducità dell’esistenza umana, è anticipatrice di quei tempi duri che avrebbero visto dapprima i fanciulli biricchini affrontare e perire nella Grande Guerra e, alla sua conclusione, l’abbattimento dell’immane mole.

A memoria del ritrovamento della radice (foto da Antonio Cozza)