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La calcara

L’ affascinante quanto laboriosa costruzione di una calcara richiedeva tempo , la giusta quantità di materia prima, (sassi, legna) ingegno e perizia nelle varie fasi di allestimento e funzionamento.

Indicazione della calcara di Monteviale

Data la mole di lavoro, tempo e materiale impiegato, talvolta la costruzione avveniva in società. Persone di famiglie diverse prestavano la loro opera che veniva poi pagata con parte della calce prodotta. L’attivazione avveniva per lo più in estate in giornate di sole. In caso di imprevista pioggia , fascine e calcara venivano riparate dall’acqua con coperture di fortuna: frasche sostenute da pali e più tardi con lamiere.
Questo sistema di produrre calce era già conosciuto dagli antichi Fenici, Greci e Romani. Il manufatto in calce, più antico che si conosca , si trova in Israele e risale al 7000 a.c.
Catone il Censore, (234 a.c.) descrive la costruzione di una calcara simile a quella dei nostri montanari. Marco Vitruvio Pollione , nella sua opera De architectura (13 a.c.) disquisisce sull’uso della calce. […] Per questo nei pressi di baiti, case, stalle fu tutto un fiorire di questi manufatti , nei quali veniva prodotta la calce, usata come legante fra una pietra e l’altra nella costruzione degli edifici. Il posto scelto per la costruzione doveva essere riparato dai venti, comodo ai boschi per reperire la legna, e ai sentieri, possibilmente a ridosso di un pendio, per facilitare le operazioni di attivazione, ma soprattutto dovevano esserci in zona i sassi idonei alla cottura.

LA STRUTTURA

Schema di funzionamento della calcara

Si tratta di una costruzione circolare, in sassi dello spessore di circa 80 cm opportunamente sagomati e legati fra loro da argilla o calce mista a sabbia. Il tipo di sassi utilizzati erano per lo più ricavati da rocce calcaree , carbonatiche (presenti in zona) ovvero composte da carbonati di Calcio e Calcio-Magnesio. Quindi con l’uso subivano una certa usura, avendo la stessa composizione di quelli di cottura. La struttura è per circa un terzo semi interrata, onde contenere dispersioni di calore. L’altezza varia dai tre ai quattro metri per un diametro di circa 2,5 / 3 . Le calcare […] sono a botte : sia alla base che verso la sommità la struttura è leggermente più stretta, questo per un miglior tiraggio e quindi una buona riuscita della cota.  La parte inferiore costituisce la zona del fuoco con a livello del piano di campagna la bocca d’alimentazione che si presenta più larga all’esterno e più stretta verso l’interno , sia per facilitare l’introduzione delle fascine che contenere il calore. Un’altra piccola bocca posta poco sotto o di fianco,funge da respiro. All’interno, all’altezza della bocca, un anello di sassi sporge dal muro per circa 40 cm; servirà da supporto alle pietre che verranno poste per costruire la volta sulla quale appoggeranno i sassi da cuocere. Nel frattempo si è provveduto alla preparazione del materiale necessario.

Stato della calcara nel 2007 – foto L.C. –
La calcara nel 2007 – foto L.C. –

 

 

 

 

 

 

I sassi : quelli idonei alla cottura sono sassi calcarei, composti da carbonato di calcio, provenienti da rocce sedimentarie, delle quali è ricco il nostro territorio .

Le fascine : La quantità di legna che alimenta il fuoco dovrà essere di pari peso dei sassi. Vale a dire che per una calcara da 200 quintali, serviranno 200  quintali di legna. Sulla qualità della legna non si va per il sottile, va bene tutto: ramaglia verde, secca, sterpi spini, ottime de toschan (ramaglie secche di abete) tutto materiale che arde bene producendo fiamma viva.
Ora che tutto è pronto ha inizio il delicato lavoro della posa dei sassi che opportunamente sagomati, andranno via via a formare una volta che dovrà sostenere i sassi da cuocere. Lavoro delicatissimo è la posa dell’ultimo sasso che chiude la volta dal quale dipende la tenuta della stessa. A questo punto lo spazio sovrastante viene riempito con i sassi da cuocere facendo attenzione a porre quelli più grossi ai bordi, perché ricevono maggior calore e via via quelli più piccoli fino a totale riempimento. Alla sommità , in centro, verranno ricoperti da uno strato di malta mentre lo spazio periferico verrà lasciato libero per la fuoriuscita del fumo e delle fiamme. Un tempo era usanza , al momento dell’accensione, far benedire la calcara dal prete, il quale recitava una formula come rito propiziatorio contro la pioggia e la buona riuscita della calce. Il fuoco alimenterà la calcara per ben 70/ 90 ore, circa tre giorni e tre notti, secondo la grandezza della stessa.

Stato della calcara nel 2016 – foto P.G. –
Stato della calcara nel 2016 – foto P.G. –

Per ottenere della buona calce il fuoco dovrà essere vivace e continuo. La temperatura va a 1000 c. […] Nel frattempo abili fuochisti alimentano a turno la fornace ; quando il fumo esce giallino significa che i sassi sono cotti!
Per maggior sicurezza viene fatta una prova: si preleva un sasso e si immerge nell’acqua: se si scioglie bene significa che la cota è finita. Ora la calcara viene ben riparata da eventuale pioggia e lasciata raffreddare per circa sette/otto giorni. Nel processo di cottura i sassi sono calati della metà.
La calce ottenuta è definita calce viva (ossido di calcio) e per essere usata in edilizia viene trasformata in calce spenta (idrossido di calcio). Per ottenerla, si aggiunge acqua per due terzi e si mescola ben bene.
Un tempo veniva conservata in una buca scavata in un prato vicino casa e coperta di codeghi e prelevata ogniqualvolta ce n’era bisogno.

Quello che resta della calcara di Monteviale, e che sembra risalire al 1890, si trova completamente alla mercé delle intemperie col rischio che, purtroppo, vada a scomparire un altro “pezzetto” della storia del paese. (PG)

Fonti

Testo tratto da myportal/regione.veneto.it

Foto 2007: libro All’ombra dell’olmo Caliaro*Furlani*Groppo