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Bartolomeo Cincani detto Montagna fondatore della scuola pittorica di Vicenza

“Non è dato precisare con certezza dove è nato Bartolomeo Montagna: se ad Orzinuovi, non lontano da Brescia, o al Biron, sobborgo di Vicenza, dove calano le brevi colline di Monteviale e Creazzo (1); e, ad ogni modo, ha scarsa importanza il saperlo, giacché (e questo è sicuro), fino dall’infanzia Bartolomeo abitava con la famiglia , i Cincani provenienti da Orzinuovi, a Biron di Vicenza. L’anno in cui nacque non ci è ricordato da documenti di sorta; e tale circostanza nel bagaglio non ricco di notizie sul pittore è ben più grave.
Note (1) E’, comunque pressoché certo, che Bartolomeo Montagna nacque al Biron di Vicenza, giacché la provenienza da Orzinuovi al sobborgo berico pare riferita, nei documenti pubblicati dallo Zorzi (1916 pagg 85-88) al padre suo Antonio soltanto, concordemente. Non è del resto novità, neppure per i più vecchi storici. Se i più infatti lo presentano genericamente vicentino (Vasari; Ridolfi 1914, pag 109; Boschini 1676.etc), il Castellini, di solito assai ben documentato ed informato, in un elenco delle famiglie vicentine (circa 1630), ne precisava accuratamente l’origine : “Bartolomeo fu pittore eccellente et a Vicenza suo padre venne dagli Orzi Nuovi di Lombardia” (cit. da G.Maccà, ms 10-3-4-3159 presso la Biblioteca Bertoliana di Vicenza).”

Così scriveva Lionello Puppi nel 1964 nel libro dedicato al pittore. Precedentemente, Franco Barbieri, nel 1954 citava la probabile nascita di Bartolomeo Cincani in quel del Biron, rifacendosi agli studi dello Zorzi.

Nel 1964 Lionello Puppi  pubblica nella serie “I maestri del colore”: “Non conosciamo con esattezza né il luogo né l’anno di nascita di Bartolomeo Cincani detto il Montagna, il quale, però, di sicuro, nel 1459 già viveva, e risiedeva con la famiglia nel sobborgo vicentino del Biron, dove il padre Antonio, originario di Orzinuovi presso Brescia, si era trasferito qualche tempo avanti; è, in ogni modo, probabile che proprio al Biron egli nascesse, verso il 1450. Nel 1469 Bartolomeo si trova “in civitate venetiarum”, e si suppone che nella capitale veneta si trattenesse abbastanza a lungo per compiere la propria educazione artistica presso le botteghe dei maestri più famosi: visitando, forse, con maggiore assiduità l’atelier di Giovanni Bellini, di cui si pensa sia stato diretto discepolo e garzone. Nel 1474 il Montagna è qualificato “pictore”, e abita a Vicenza: qui, due anni più tardi, riceve l’incarico di eseguire, insieme con un modesto artista locale, Gianfrancesco de Somajo, un polittico per la cattedrale; ma, intorno a quest’opera, null’altro sappiamo, né conosciamo la sorte delle due pale, commissionate a lui personalmente, nel 1478 per la Chiesa di Piovene, e nel 1481 ancora per la Cattedrale vicentina. Frattanto, la fama dell’artista, ch’è detto ormai nei documenti “egregio magistro”, cresce e s’estende ben oltre i confini della città, in cui
aveva fissato stabile dimora dal 1484, abitando in una casa sita nella “sindicaria” di San Lorenzo. La vita di Bartolomeo procede tranquilla e serena: sposato sin dal 1481, bada al lavoro (e, se lascia Vicenza, si muove per realizzare commissioni di lavoro) e ad amministrare oculatamente, acquistando beni immobili, i guadagni realizzati. L’anno 1482, probabilmente su precisa segnalazione del Giambellino, il Montagna è chiamato a Venezia per eseguire, nella Scuola Grande di San Marco, “do teleri” rappresentanti il “deluvio” e la “creazion del mondo”, o qualche “altra chosa degna e congrua…in sul Genesi”: ma “l’affresco con l’arca” che fu di certo realizzato, andava distrutto poco dopo, nell’incendio del 1485; né più propizio destino ebbero lavori condotti nel 1484 per il Santuario di Monte Berico, nel 1487 per il Palazzo del Comune di Bassano e nel 1488-1492 per il Convento di San Giovanni di Verdana a Padova. Sole opere esistenti della giovinezza e della maturità di Bartolomeo, cronologicamente accertate su seri fondamenti o chiaramente datate dal maestro, sono un affresco, passato da Magrè, presso Schio, alla National Gallery di Londra, del 1481; una pala, oggi nella Chiesa del Castello di San Giovanni Ilarione nel Veronese, del 1486; una pala commissionata dalla Certosa di Pavia, dove si trova tuttora, del 1490: ben poche, per quanto preziose ai fini di una restituzione del volto stilistico dell’artista sino all’ultimo decennio del 1400; dirimendo tra il materiale pittorico pervenutoci. A partire dalla fine del secolo, il maestro firma e data con maggiore frequenza le proprie cose sulle quali, d’altra parte, possediamo anche una più abbondante documentazione; e sono, dal 1499 al 1507, la famosa Pala di San Sigismondo per la Chiesa vicentina di San Michele, oggi a Brera, una grande ancona su ordinazione del Cardinal Zeno, purtroppo perduta; e tavolette, minori pale d’altare, e infine, ai SS Nazario e Celso di Verona e nel Palazzo vescovile padovano, cicli di affreschi. Dopo un silenzio di qualche anno (è il momento drammatico della guerra della Lega di Cambrai), nel 1512 il Montagna è invitato per la sua “celebratissima fama”, a dipingere nella Scuola padovana del Santo, accanto al giovanissimo Tiziano. Ma Bartolomeo ormai viene rallentando il ritmo della propria operosità: già nel 1504 aveva nominato sui procuratore il devoto figlio Benedetto che, dapprima responsabile nella bottega dell’attività incisoria, s’affiancherà poi, sempre più spesso, al padre nell’esecuzione e nell’ultima rifinitura dei dipinti. Negli ultimi anni di vita, il Montagna sembra soprattutto preoccupato di ordinare il patrimonio di case e terreni realizzato, investendo sistematicamente in solido i frutti spesso cospicui del lavoro, e a provvedere alla salvezza dell’anima con offerte generose a istituti religiosi. Doveva sentir prossima la morte: nel 1521 redige il proprio testamento, che rinnova due anni più tardi, il 6 maggio 1523, lasciando erede universale del suo patrimonio il diletto figlio Benedetto; pochi mesi dopo, l’11 ottobre, di domenica, nella casa vicentina di San Lorenzo, il maestro si spegne.”

Federica Morello nel 2004 in “Benedetto e Bartolomeo Montagna e i grandi maestri dell’incisione europea del cinquecento” cita Bartolomeo come “figlio della terra vicentina”, nato a Biron di Monteviale intorno al 1460 citando gli studiosi Venturi, Zorzi e Puppi.

La Pietà Santuario di Monte Berico eseguita intorno al 1500, una delle opere più celebri

Nel 2014 Mauro Lucco pubblica il libro “Bartolomeo Cincani detto Montagna”. Attraverso un’attenta analisi dei documenti disponibili sulla famiglia Cingani e dei ragionamenti precisi sulla sua assenza il 31 gennaio 1467 all’atto di trasferimento di proprietà dei possedimenti dei Cingani al Biron, da altri studiosi interpretato come mancanza del raggiungimento della maggiore età, Lucco stabilisce che la più attendibile data di nascita del pittore  dovrebbe essere “al più tardi, entro la metà di gennaio del 1447”. 

Nel libro :I DOCUMENTI  […]Originaria di Orzinuovi, nel territorio bresciano, la famiglia Cincani ebbe come capostipite a noi noto Paolo, già defunto intorno al 1442, quando il figlio Bettino approda, forse per la prima volta, a Vicenza. Paolo aveva avuto almeno due maschi, Bettino appunto e Antonio. Sarà quest’ultimo il padre di Bartolomeo Montagna. Non sappiamo quando la famiglia Cincani giunse a Vicenza. Certo le vicende storiche della prima metà del Quattrocento, in cui anche Orzinuovi, dopo un periodo di alterne vicende, entrò con la Pace di Lodi del 1454 a far parte del territorio veneziano, aiutano a collocare meglio i
documenti. Sono proprio questi gli anni – così gravosi per la popolazione di Orzinuovi – in cui Bettino Cincani comincia a lavorare nel Vicentino, dal momento che si impregna ad abitarvi a partire dall’agosto del 1442. E da questa data, le fonti lo attestano inequivocabilmente sempre a Vicenza, legato prima ai dal Gorgo, come fattore, poi ai Loschi e ai vasti possedimenti agricoli che questa famiglia aveva in località Biron, alle porte di Vicenza, e che Bettino, assieme ad un socio, pure originario di Orzinuovi, aveva preso in affitto nel 1445 per ben nove anni alla somma non indifferente di 250 ducati all’anno. Bettino ha da subito rapporti con la ricca nobiltà vicentina: Pietro dal Gorgo come Antonio Nicolò Loschi sono personaggi noti, in particolare Loschi è fratello da parte di padre del famoso umanista Antonio (1368-1441), che fu per lungo tempo al servizio della cancelleria pontificia e in contatto con numerosi intellettuali dell’epoca. Ma se Bettino è ben documentato nei suoi primi passi in area berica, di contro per Antonio Cincani non è emersa – allo stato attuale delle ricerche – alcuna traccia, nemmeno indirettamente nei numerosi atti vicentini relativi a Bettino, tanto da far presupporre che Antonio sia rimasto ad Orzinuovi a gestire i beni di famiglia, mentre il fratello cercava fortuna altrove. E purtroppo non aiutano per il momento a dipanare la questione gli atti notarili di Orzinuovi, così avari di documentazione per quasi tutto il Quattrocento. Tra l’altro, se Bettino, sposato con Venturina, non ebbe figli (o per lo meno non sopravvissero a lungo), Antonio ebbe una prole numerosa: Paolo, Giovanni, Francesco, il nostro Bartolomeo e Giulia, che lo ancoravano ancora di più alla terra natale. Vi è un anno cruciale, però – il 1459 – in cui la struttura familiare dei Cincani muta, essendo mutata la generazione chiamata a gestire il patrimonio. Morti Bettino e Antonio, dai documenti notarili spuntano per la prima volta i nomi dei quattro figli maschi di quest’ultimo, e in particolare quello di Giovanni, forse il secondogenito. Anche se attestano solo a partire da questa data, si comprende che Giovanni ha da tempo raggiunto lo zio a Vicenza per aiutarlo negli affari che nel frattempo si erano estesi all’attività legata al commercio dei pannilana, industria assai fiorente a Vicenza fin dal Trecento. Il rapporto
privilegiato che lega Giovanni a Bettino lo si evince non solo dalla conoscenza palpabile che egli ha degli affari dello zio, ma anche da testamento della zia Venturina che, rimasta vedova, abiterà fino alla morte con il nipote, lasciandolo unico erede della sua dote. Rapporto che non nutre di contro Bartolomeo, che anzi il fratello si troverà a dirimere una contesa provocata proprio dalla sua insolvenza nel mantenimento di Venturina. Nel 1460 Giovanni, come si desume dalle rilevazioni fiscali di quell’anno, abita nel quartiere di Porta Nuova, dove risiedevano soprattutto i lanarii e, in qualità di erede, gestisce i beni dello zio anche a nome dei fratelli Paolo, Francesco e Bartolomeo, di cui non vi è menzione nell’estivo vicentino. Dunque, a partire dal 1459, i fratelli Cincani condivideranno per dieci anni in armonia e senza screzi (questo almeno per quando ci è dato sapere) sia l’eredità paterna ( a cui si aggiungeva la dote della madre) sia quella dello zio: e la necessità di non frazionare il patrimonio per un periodo così lungo potrebbe essere indizio di una non ancora raggiunta autonomia professionale da parte di tutti i fratelli. Un successivo passo in avanti per le nostre indagini lo consente proprio l’atto di divisione del 1469, ulteriore snodo delle vicende familiari dei Cincani. Il documento è di straordinaria rilevanza in quanto per la prima volta conosciamo la sicura dislocazione dei quattro fratelli: Giovanni e Francesco sono a Vicenza, Paolo, che nel frattempo si è sposato con Bartolina, ad Orzinuovi assieme alla sorella Giulia, di cui si occupa personalmente. Bartolomeo invece è a Venezia. E del resto che Bartolomeo non fosse a Vicenza era emerso anche da un documento del 1467. Potrebbe essere lui il più piccolo dei quattro fratelli maschi, forse vino d’età a Giulia che nel 1469 non era ancora sposata e dunque – secondo le consuetudini dell’epoca – al di sotto almeno dei vent’anni. L’atto di divisione racconta anche altre cose: Paolo, in Orzinuovi, l’unico dei fratelli ad essere già sposato, eredita la parte più consistente degli appezzamenti agricoli della casa paterna e il mobilio, con l’onere però di mantenere la sorella Giulia e di assicurarle la dote. Giovanni, che ha seguito fin dall’adolescenza lo zio, eredita il lanificio di Vicenza, compresa la mercanzia che tiene in deposito a Venezia in un magazzino (una volta) presso Stefano lapicida, alcune rendite che erano state di Bettino, sempre in area berica, ma nessun possedimento ad Orzinuovi: segno che forse che niente più lo ancora a quei luoghi. Ai più piccoli, Francesco e Bartolomeo, vengono assegnate, come di consueto nelle famiglie patriarcali, quote inferiori di beni immobili per non frammentare il capitale. I due fratelli dispongono di circa un quarto della casa paterna ad Orzinuovi (che Francesco venderà ben presto a Paolo), alcuni livelli sempre in Orzinuovi; a Francesco viene assegnata anche una rendita a Vicenza, ed entrambi vengono risarciti da Giovanni in denaro contante: 84 ducati spettano a Francesco, 100 a Bartolomeo. Ne emerge, analizzando il quadro complessivo, una famiglia che, come molte altre nel Quattrocento, non ha difficoltà, a viaggiare e i cui membri sono attivi in luoghi diversi, a seconda delle necessità. Orzinuovi, Vicenza, Venezia: sono città nelle quali producono, vendono, investono e sanno tessere rapporti commerciali e di amicizia, anche con famiglie importanti. Tuttavia la matrice bresciana permane, insistente. Basti pensare che proprio nell’atto del 1469, fondamentale anche per i futuri rapporti di pace e concordia tra i fratelli, chiamano come testimoni personaggi ben radicati nella città berica, ma tutti provenienti da Orzinuovi. Gli orefici Pietro e Baldassare, che possiedono un negozio proprio nella piazza principale dove avevano sede le botteghe orafe, sono loro parenti per parte di padre. E poi frate Gabriele de Tomeriis, priore del convento di Santa Maria dei Servi a Monte Berico e frate Gregorio, suo fratello sono anch’essi da Orzinuovi.

Statua di Bartolomeo Montagna presso i giardini Salvi (Foto presa da www.chieracostui.com)

E dunque, accostando questi dati siamo in grado oggi di capire quando e dove nacque Bartolomeo e dove avvenne la sua formazione? La risposta è ancora no. E tuttavia, volendo affrontare il tormentato capo delle ipotesi, si può pensare che, nato ad Orzinuovi e rimasto orfano, abbia raggiunto giovanetto il fratello Giovanni a Vicenza e incentivato dalla facilità dei rapporti con la città lagunare, dovuta anche al commercio di pannilana, abbia avuto modo di accostarsi alle botteghe dei pittori più importanti. Una formazione tutta circoscritta negli anni Settanta, perché nell’agosto del 1474 troviamo Bartolomeo a Vicenza, dove risiederà per sempre. Pur essendo un documento in cui interviene solo come testimone […] egli possiede già l’appellativo di Montagna e la specifica relativa alla sua professione: pittore. Nelle rilevazioni fiscali della fine degli anni Settanta del Quattrocento, abita a San Marcello, con una quota contributi di cinque lire, del tutto analoga a quella di altri colleghi […] Nel maggio del 1476, investe 25 ducati per acquistare da Pietro orefice […] un piccolo appezzamento agricolo ad Orzinuovi. Parte della somma viene erogata dal fratello Giovanni, presente anche nell’aprile del 1478 al contratto che Bartolomeo stipula, da solo, per la realizzazione di un’ancona destinata alla chiesa di Piovene […] Dunque, se negli anni Sessanta del Quattrocento sono gli anni della formazione, negli anni Settanta lo troviamo già ben inserito a Vicenza all’interno di una cerchia di colleghi con cui ha rapporti di continua frequentazione ed amicizia. […] Gli anni Ottanta lo vedono uomo pienamente maturo nella vita e nel lavoro. Sono tappe notissime, che ripercorriamo velocemente: il matrimonio, i figli (Filippo, Paolo, Benedetto), l’acquisto della bella casa a San Lorenzo dove si può permettere anche l’impiego di alcune massare a servizio, la gestione degli affari, quelli suoi o dei suoi familiari o dei parenti della moglie, là dove serve, intervenendo come procuratore. E poi le commissioni importanti…mentre le frequentazioni si fanno sempre più altolocate. Agli inizi degli anni Novanta lo troviamo oramai attestato…quale pictor celeberrimus, pictor insignis. Con il volgere del secolo le commissioni giungono da fuori città […] Il 1505 è l’anno in cui possiamo toccare con mano l’aumentato patrimonio di Bartolomeo Montagna, grazie alla maggiore capacità contributiva stimata dalla rilevazioni fiscali, che nei campioni d’estimo del 1505 sale da cinque a dieci lire, riconfermata nel 1519. Giungono però con il nuovo secolo anche i lutti. I fratelli: Giovanni nel 1508 risulta già scomparso e nel 1517 pure Paolo e Francesco. E i figli: prima Filippo, suo procuratore nel 1498, è ancora presente fino al 22 giugno 1499, poi non più. Lo seguirà Paolo, sempre al fianco del padre in tante circostanze, anche come pittore, per tutto il primo decennio del Cinquecento. Morti probabilmente prima di generare figli, dal momento che solo Benedetto diventerà suo erede universale nel testamento del 1521, dove, per altro, anche la moglie Paola non viene menzionata. Si accompagna, ai lutti personali, anche la difficilissima situazione dell’entroterra veneto dopo la disfatta di Agnadello (1509) e nel secondo decennio del Cinquecento le fonti si fanno meno intense e pur tuttavia non vi è ragione di pensare che Bartolomeo si allontani da Vicenza […] Negli ultimi anni di vita di preoccupare di testare per ben due volte. La prima, nel mese di ottobre del 1521. Chiede di essere sepolto in San Lorenzo, la chiesa che vede dalle finestrelle di casa sua. Unico erede è Benedetto. E così sarà ancora quando, nel maggio del 1523, testa una seconda volta, pochi mesi prima della morte, sopraggiunta nell’ottobre di quell’anno. Erede universale rimane dunque Benedetto, che però ha un figlio illegittimo, Giuseppe, che non può vantare per legge nessun diritto. Bartolomeo muta le sue volontà – probabilmente su insistenza di Benedetto -…in favore del nipote a cui lascia 150 ducati, ma nel testamento viene ripetuta la clausola che gli statuti già prevedono: il patrimonio andrà solo ed esclusivamente ai figli legittimi, nato da legittimo matrimonio e non da meretrici. Raccomandazione che il figlio accoglie in quei mesi, magari chissà in una reciproca, forzata, promessa, visto che proprio nell’anno della morte di Bartolomeo Montagna, Benedetto, come ricorderà quasi vent’anni dopo “dixit,…de anno 1523, contraxisse matrimonium legiptimum cum honesta domina”, approdando così a quella condizione coniugale tanto invocata dal padre, che nelle ultime volontà pretende una nuora che sia “uxorem et mulierem bonae et honeste vitae, condictionis ef famae”: ed è con queste parole, le parole – e le preoccupazioni – di un padre, che il nostro picto excellentissimus si congeda dalla vita.

Palazzo Repeta Vicenza

 

 

 

 

Regesto
17 febbraio 1459 – A Vicenza, davanti al notaio Galeotto Aviano, Giovanni Cincani del fu Antonio da Orzinuovi, abitante al Biron di Vicenza, stipula a suo nome e a quello dei fratelli Paolo, Francesco e Bartolomeo.
(Gian Giorgio Zorzi, 1916, pp. 101-102; ASVi, Notarile, Galeotto Aviano, b. 21a/I, cc. 12v- 13v).

31 gennaio 1467 – A Vicenza, «Ioannes, Paulus et Franciscus fratres fq. Antonii de Cincanis de Urceis novis districtus Brissie facientes per se et suos heredes ac etiam nomine et vice Bartholomei eorum fratris pro quo promiserunt […] cum effectu quod dictus Bartholomeus habebit firmam et ratam presentem venditionem» vendono ad Alvise Antonio q. Bartholomeo Loschi 25 campi di frutta, il loro patrimonio al Biron, che l’avo del compratore, Antonio Nicolò, aveva venduto a «Betino q.Pauli de Cincanis de Urceis novis districtus Brissie», con livello stipulato in data 21 luglio 1456. (Gian Giorgio Zorzi, 1916, p. 102; ASVi, Notarile, Galeotto Aviano, b. 23/III, cc. 36- 38r).

24 marzo 1491 – Vicenza in sindacaria di S. Marcello, in casa del compratore. Vincenzo q. Bonomo da Pontalto vende a Bartolomeo Montagna per libre 100 due campi di terra in zona Biron con facoltà di irrigarla pagando al concedente Alvise Antonio Loschi «unum caponum», mezzo campo di terra prativa nelle stesse pertinenze. (Gian Giorgio Zorzi, 1916, pp. 95, 108; ASVi, Notarile, Nicolò Valdagni, b. 5470, c. 29).

10 maggio 1491 – Vicenza in sindacaria di S. Marcello in casa di Bartolomeo Montagna. Vincenzo q. Bonomo da Pontalto vende per libre 300 a Bartolomeo Montagna un appezzamento di terra in pertinenze de Biron, un appezzamento in Borgo S. Felice, un secondo campo in Borgo S. Felice ed infine un altro mezzo campo in zona le Piantaelle. (Gian Giorgio Zorzi, 1916, pp. 95, 108; ASVi, Notarile, Nicolò Valdagno, b. 5502, cc. 79v- 82).

Link per l’approfondimento sulla pittura di Bartolomeo Montagna:  tesilauradezuani (unipd.it)