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Il roccolo di Monteviale

Roccolo di Monteviale nel 2007 foto L.Caliaro

Una antica leggenda attribuisce l’origine del roccolo alla sagace inventiva dell’abate dei monaci di San Pietro d’Orzio, che verso la fine del XVI secolo ebbe l’idea di piantare un roccolo nei pressi del Pizzo del Diavolo per catturare le ondate di alati che da esso transitavano migrando verso sud. L’espediente permise di alleviare le sofferenze della popolazione dovute alla tremenda carestia che in quell’epoca colpì la Val Brembana. L’esempio fu seguito, ed il roccolo si diffuse nelle valli e nei territori di gran patte dell’arco prealpino e dell’Appennino tosco – emiliano, divenendo uno degli elementi che ne caratterizzano il paesaggio. […]

Secondo altri, il termine deriverebbe invece dal gallico “roc” o rocca, inteso come torre o struttura difensiva, perché richiama alla memoria le vestigia di antiche fortezze medioevali, sia per la posizione dominante dei luoghi su cui sorgevano, sia per la stessa conformazione chiusa della galleria di alberi che cingeva fittamente l’area del roccolo imitando le mura di una antica fortezza. […]

Un’altra ipotesi sull’origine del termine roccolo si richiama alla parola “ràcco”, ovvero il bastone degli arcivescovi di Ravenna:… ò dalla parola Rocco, che propriamente significa il bastone vescovile, che è ritorto in cima, come anche il Roccolo si gira in doppio cerchio.[…]

Infine, il vicentino Valeriano Canati, nel 1754, attribuisce l’origine del termine roccolo al gioco degli scacchi, a causa della somiglianza tra uno dei pezzi della scacchiera, la torre, ed il casello del roccolo.[…]

Il roccolo è un elemento che appartiene prevalentemente al paesaggio Veneto, Lombardo, Friulano, Trentino e dall’Emilia Romagna. […]

Disposizioni del roccolo dal libro “La caccia e gli uccelli nella tradizione vicentina”

La distribuzione e la diffusione di queste vere e proprie cattedrali verdi, non sono dettate dal caso, ma rispondono a una ben precisa logica collegata alla presenza della corrente migratoria Italo – Ispanica, percorsa ogni anno da migliaia di uccelli che transitano lungo l’arco alpino e pedemontano italiano con direzione est – ovest .[…]

 

 

 

 

Schemi delle sagome dei roccoli dal libro “I roccoli vicentini”

In Veneto era soprattutto la Provincia di Vicenza ad avere il maggior numero di impianti di cattura, ciò è dovuto soprattutto alla particolare conformazione del territorio. Infatti le numerose colline sono disposte in maniera tale da costituire una specie di balcone naturale sulla pianura veneta, e il loro allineamento in piccole catene con anda-mento nord – sud, le pone in maniera quasi perpendicolare alla rotta migratoria, favorendo così una maggiore efficacia nelle catture. […]

 

 

 

Il roccolo di Tirambo, opera di Aureliano Acanti accademico Vicentino 1765

Sia Aureliano Acanti che Giovanni Pontini concordano nello stabilire che la comparsa del roccolo nell’area veneta e vicentina fosse da collocare intorno al secolo XVIII. […]

Inizialmente si hanno notizie di roccoli collocati accanto alle ville padronali. […]

Il roccolatore, quindi, doveva essere in grado non solo di valutare correttamente l’opportunità o meno di piantare il roccolo sul monte o nel piano, di scegliere luoghi non troppo battuti dal vento e lontani da altre distrazioni che avrebbero potuto sviare le prede, di predisporre un corretto orientamento dell’impianto, ma anche di saper scegliere con attenzione l’uso del suolo nelle immediate vicinanze del roccolo, poichè tutto l’insieme contribuiva ad aumentare il fascino ed il richiamo esercitato dal roccolo nei confronti dei migratori. La vicinanza del bosco, di vigneti, di grandi spazi liberi come prati e campi coltivati, dell’acqua, unita ad una oculata scelta dei materiali, della vegetazione e della disposizione della stessa in un ordine proporzionato e simmetrico, del corretto orientamento del casello (perfettamente mimetizzato), contribuivano nell’insieme a creare un luogo artificiale che doveva sembrare naturale, in grado di offrire quel rifugio e il ristoro a lungo cercati dalle prede. […]

Scheda di censimento del Roccolo di Montevial 1996
dal libro “I roccoli vicentini”

Con la scomparsa dell’uccellagione, molto si è perso della tradizionale immagine del roccolo, soffocata in genere da forti pressioni dell’ambiente circostante o da pesanti interventi di ristrutturazione che hanno stravolto un rapporto di equilibrio e continuità con il paesaggio venutosi a creare attraverso secolari esperienze. […]

 

Schema del castello del roccolo dal libro “I roccoli vicentini”

Il casello è un edificio stretto ed alto, come una piccola torre di pietra, mattoni o legno; quelli più recenti sono spesso di blocchi di calcestruzzo e cemento. L’altezza di questo edificio è condizionata dal pendio del terreno su cui sorge. Il casello, infatti, deve possedere una altezza maggiore delle alberature che costituiscono l’emiciclo del roccolo, per consentire all’”oseladore” dall’ultimo piano di poter scorgere gli stormi di uccelli avvicinarsi da lontano.

 

 

1950 Cegan Giulio e Oliviero Amedeo

Diversi sono i modi di disposizione dei richiami: comunemente gli uccelli da richiamo, sempre chiusi in gabbia naturalmente, sono distribuiti fra i rami della siepe interna e le reti sono tirate lateralmente. Alcuni uccellatori dispongono anche uno o due zimbelli e cioè uccelli da richiamo in apparenza liberi, mentre sono legati per un’ala o per la zampa, o per la coda, i quali vengono stimolati con strattoni onde il loro saltellamento inganni ancor meglio gli uccelli di passaggio. Anche le reti vengono possibilmente occultate. Quando il numero degli uccelli scesi al richiamo dei loro confratelli sembra sufficiente e la assicurare un’abbondante retata, l’uccellatore emette un ‘fischio particolare e immediatamente dopo lancia lo « sbruffo » o « ludro » o  « paiasso » che, munito di stracci e di pendagli, deve sembrare un falco dalle ali aperte. Gli uccelli, atterriti dal fischio e disorientati dal « falco» che piomba in mezzo a loro, prendono il volo all’impazzata e vanno a insaccarsi nelle reti che purtroppo li aspettano. Per buona fortuna dei meschinelli la stagione dei roccoli va da settembre a dicembre, e cioè dura quanto il. passaggio migratorio delle varie specie che si susseguono dal finco a becco crociato al lugherino, alla péppola, al tordo, alla faganella, al verdone, al frisone, al merlo, alla cesena e al tordo sassello.

Fonte: I roccoli vicentini Andrea Nardon e Renato Virtoli 1996

La caccia e gli uccelli nella tradizione vicentina – Accademia Olimpica – Vicenza 1996

Questa è Vicenza – Ente Fiera – Vicenza 1953

All’ombra dell’olmo – Un secolo di ricordi – *Caliaro *Furlan *Groppo – Vicenza 2007